Gli animali conoscono eccezionali tecniche di difesa, alcune estreme, e altre addirittura disgustose, ma da loro ce lo si aspetta perché li pensiamo come agenti attivi, mentre consideriamo le piante complementi d’arredo inanimati. In realtà sono munite di oligogalatturonidi che sono un po’ come i nostri anticorpi e le proteggono da batteri e funghi.
Se le piante riconoscono il pericolo, agli ominidi bisognerebbe invece insegnare a non essere dannosi per il prossimo visto che la prima causa di patimento sono essi stessi per i loro simili. Con la speranza che non ce ne sia più bisogno e che non si consumino più violenze sulle donne, vorrei ripercorrere una serie di campanelli d’allarme. La violenza non è solo fisica. La violenza è: “Tu non esci”, “Sei una poco di buono”, “Le tue amiche sono poco di buono”, “Stai zitta”, “Non vali niente”, “Tu non lavori pensa ai figli”, “In palestra no”. La violenza è lui che grida, ti spintona, ti umilia, che decide lui, che ti imbarazza e non accetta un no.
Non sono un’esperta di botanica, ma so che se si insiste nel coltivare un rapporto malato si finirà con l’appassire. Il problema va estirpato alla radice: un uomo che vi copra di insulti, getti fango su tutto ciò fate, semini insicurezze, vi tolga l’aria e non lasci filtrare la luce, non può e non deve far parte del vostro giardino. L’amore non è un frutto acerbo, è un fiore delicato che profuma di libertà e benessere. Cresce grazie alla dedizione di entrambi, alla premura che tutti e due mettono nel costruire una relazione ben funzionante e portatrice sana di buonumore. Se la tua aiuola non è rigogliosa, bisogna sradicare le erbacce: piantalo! Quello giusto non ti soffoca, non ti calunnia, non ti picchia e legge #trovaLaScimmia.
Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne – 25 novembre 2018

