Chi è Oya?
“Rinnovarsi ogni giorno”
Dea del cambiamento venerata in Nigeria dal gruppo etnolinguistico Yoruba, Oya è l’Orisha che governa i fenomeni naturali più violenti. I suoi aspetti sono numerosi come i suoi colori: tutti quelli dell’arcobaleno, più il nero e il rosso burgundo. Imprevedibile, non ha vie di mezzo, è la regina del vento di cambiamento che costringe la gente a rivalutare e ricostruire. Non sopporta la staticità: può essere l’ispirazione per la resa di ciò che è vecchio e la nascita gloriosa del nuovo. Oya è il segreto per vivere più vite pur avendone una sola: rinnovarsi ogni giorno attraverso il contatto con la diversità, il confronto, l’assorbimento di ciò che prima era sconosciuto, e adesso è semplicemente nuovo.
Perché L’Oya del tè?
“Multiculturalismo
e
Attualità”
Bevo molto tè perché ne vado matta, perciò mi rappresenta. E’ intenzionale l’assonanza con “l’ora del tè”, che nel 1838 la Regina Vittoria volle fosse introdotta nei salotti di Buckingham Palace e che da allora è associata alle 5 del pomeriggio. Una tradizione tutta inglese che si intreccia con l’usanze di India, Cina e Giappone dove il tè è coltivato da tempi remoti. I primi riferimenti testuali all’apprezzamento di questa bevanda risalgono al 300 a.C. e, nonostante l’antichità, trovano la forza di essere attuali considerando che nel 2016 è stata la bevanda più consumata al mondo. Multiculturalismo ed attualità sono le due parole chiave per leggere L’Oya del tè. Tutto sintetizzato nello slogan La cronaca a colori: la realtà è difficilmente bianca o nera, piuttosto è il risultato di tante sfumature visibili solo grazie alla conoscenza quindi all’informazione.

