“Che animale vorresti essere?” Con buona probabilità avete posto o ricevuto questa domanda almeno una volta nella vita. Da bambini si vorrebbe essere leoni, da adulti si crede di esserlo. Cari ominidi, è tempo di mettere da parte fierezza felina e spocchia da superstar perché la scienza dice che siamo tutti un po’ vacche.
Il DNA di una mucca è simile a quello di noi homines sapientes, con l’80% dei geni in comune. Ci toccherà andare in India per essere venerati come divinità, visto che in Calabria le vacche sacre non esistono più. Il fenomeno delle “vacche sacre della ‘Ndrangheta” risale ai primi anni ’70 e con questo termine ci si riferisce alle vacche appartenenti ad affiliati della criminalità organizzata calabrese lasciate pascolare liberamente, causando non pochi danni, e mai toccate per paura di eventuali ritorsioni da parte dei clan malavitosi.
Lo Stato è finalmente intervenuto dicendo NO a questi bovini vaganti, con il proposito di salvaguardare i cittadini e reprimere la ‘Ndrangheta. Molte di queste mucche verranno abbattute, si è già aperta la caccia in qualche zona agricola, per cui purtroppo questa partita di #trovaLaScimmia è una vittoria col retrogusto di pareggio. Ma essendo l’arbitro, ho deciso di andare ai supplementari perché ho un messaggio per voi mafiosi: vi sentite leoni ma – sento il dovere di informarvi – siete leontocebi. Dalla groppa rossa. Colore che, per antonomasia, dà fastidio ai tori.
Stop alle vacche sacre della ‘Ndrangheta: la Calabria si ribella – 8 marzo 2018

